IL RITORNO DI MIRANDA PRIESTLY IN UN MONDO CHE È CAMBIATO
I L MONDO DELLA MODA, OGGI, CORRE PIÙ VELOCE DI QUANTO FACESSERO LE PAGINE DI RUNWAY.
Tra social, influencer e nuovi equilibri editoriali, quel sistema fatto di gerarchie
rigide e sguardi taglienti sembra lontanissimo.
Ed è proprio da qui che riparte Il diavolo veste Prada 2, tornando su un universo che nel frattempo è cambiato radicalmente. Il sequel, diretto ancora da David Frankel, riporta in scena i volti che hanno reso il primo film un cult: Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly,
Anne Hathaway in quelli di Andy Sachs, insieme a Emily Blunt e Stanley Tucci. Ma il punto non è semplicemente ritrovare quei personaggi: è rivederli dentro un mondo che nel frattempo è completamente cambiato, dove le regole non sono più così chiare. Andy non è più la giovane assistente spaesata, ma una professionista affermata che si trova a
fare i conti, ancora una volta, con l’universo che l’aveva formata. Il suo ritorno non è solo fisico, ma anche simbolico: è il confronto con una versione di sé che sembrava ormai superata. Miranda, invece, deve affrontare una sfida diversa: un sistema editoriale in crisi, stretto tra social media, fast fashion e nuovi equilibri di potere che mettono in discussione
anche le figure più intoccabili.
Il cuore del film sembra giocarsi proprio qui, nel confronto tra passato e presente.
Emily Charlton, un tempo assistente spietata, ora è diventata una figura di primo piano nel mondo del lusso, ribaltando completamente le dinamiche viste nel primo capitolo e portando sullo schermo un equilibrio tutto nuovo tra i personaggi. Accanto ai ritorni, il cast si amplia con nuovi ingressi, a confermare la volontà di allargare il racconto e aggiornare
lo sguardo. Non si tratta solo di aggiungere volti, ma di inserire nuove prospettive dentro un mondo che non può più essere raccontato con le stesse logiche di vent’anni fa. E poi ci sono le assenze, forse ancora più significative delle presenze. Nate, l’ex fidanzato di
Andy, non tornerà: una scelta che sembra quasi programmatica, come a voler chiudere definitivamente una parte del racconto legata a un modello di relazione ormai distante dalla sensibilità contemporanea. Non è un dettaglio da poco.
Perché se il primo film parlava di compromessi e sacrifici personali, questo secondo
capitolo sembra voler spostare lo sguardo su qualcosa di più ampio: la trasformazione
stessa di un sistema, quello della moda e dell’editoria, che oggi deve reinventarsi per restare rilevante.
Il diavolo veste Prada 2 non è semplicemente un ritorno nostalgico. Possiamo considerarlo come un aggiornamento, quasi un confronto generazionale. Un modo per rimettere in discussione un immaginario che nel 2006 sembrava intoccabile e che oggi, inevitabilmente, appare più fragile, più esposto, più umano.
Regia: David Frankel
Cast: Anne Hathaway, Stanley Tucci, Emily Blunt, Meryl Streep, Lucy Liu, Kenneth Branagh, Simone Ashley, Tracie Thoms, Tibor Feldman, Justin Theroux, B. J. Novak, Pauline Chalamet, Helen J. Shen, Caleb Hearon, Rachel Bloom
Genere: Commedia
Distribuzione: Walt Disney
