UN PRESIDENTE, UNA COLPA, UN SILENZIO: SORRENTINO RACCONTA IL POTERE QUANDO SMETTE DI PROTEGGERE
La Grazia di Paolo Sorrentino si apre come un sonetto sospeso tra ritualità e inquietudine.
Ed è proprio questo apparente vuoto — umano, politico, sentimentale — che Paolo Sorrentino indaga nel suo nuovo film.
Dopo gli ultimi anni di virtuosismi talvolta più ammalianti che necessari, il regista sceglie
di ritornare a un’essenzialità narrativa che mancava da tempo, restituendo al pubblico
quell’equilibrio raro (di cui lui probabilmente è il capostipite in Italia) tra potenza registica e densità di racconto. Lontano dalle malinconie mediterranee di Parthenope, da frasi ad effetto che riempiono ma non convincono, dall’utilizzo incessante di focali corte che aspirano a spiazzare, Sorrentino ritorna al cuore più autentico del suo cinema.
La storia si concentra sulla figura di Mariano De Santis (Toni Servillo), Presidente della Repubblica, stretto tra la responsabilità istituzionale e il rovello interiore. Il suo compito politico — decidere su un caso di eutanasia e su due domande di grazia — diventa
specchio di un dramma privato: il sospetto di un amore tradito, la ferita della gelosia,
la ricerca di una verità che, come un miraggio, sembra allontanarsi a ogni passo.
Accanto a lui, la presenza della figlia — interpretata con intensità da Anna Ferzetti — offre
un contrappunto delicato e necessario: sguardo limpido e affettuoso, ma non ingenuo,
capace di incarnare quella dimensione familiare che restituisce al protagonista la sua
misura più umana, smussando l’austerità della carica istituzionale.
Sorrentino pone così al centro la tensione eterna tra legge e desiderio, tra potere
e fragilità, ricordandoci che forse la verità ultima non è possesso, ma ossessione
vana. La Grazia eccelle nella sua delicatezza, nel suo voler far commuovere lavorando
non sul sentimentalismo ma sui sentimenti: un’opera che ci si può azzardare a definirla
come un avvicinamento ad una sobrietà che non rinuncia alla poesia. L’exploit di ciò
che sa fare meglio: l’abilità tecnico-registica, la forza di una narrazione essenziale ed
esistenziale e sprazzi di commedia che non mancano nel suo cinema. Un cinema che ci
parla dell’amore, della verità e della loro illusoria importanza, mostrandoci che la grazia
non è mai conquista, ma dono fragile, inatteso, a cui solo la vulnerabilità può aprire la
porta.
Regia: Paolo Sorrentino
Cast: Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Giovanna Guida
Genere: Drammatico
Distribuzione: PiperFilm
