Chloé Zhao trasforma il lutto privato in una meditazione visiva sull’origine dell’arte, tra natura, silenzio e dolore che diventa racconto
Nel silenzio delle campagne inglesi di fine ‘500, dove la peste portava via vite e speranze, nasce Hamnet di Chloé Zhao: un film che non racconta solo la tragedia di una famiglia, ma ripensa il modo in cui il dolore plasma l’arte e l’immaginario collettivo. Presentato con crescente entusiasmo nei festival internazionali — tra cui Telluride e Toronto, dove ha vinto il People’s Choice Award — il film è un vero e proprio ritorno al cinema riflessivo della regista premio Oscar dopo incursioni in generi forse più mainstream. Tratto dall’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, di cui Zhao è anche co-sceneggiatrice, Hamnet immagina con rigore e compassione la vita di William e Agnes Shakespeare mentre affrontano la perdita del loro figlio undicenne, Hamnet, colpito dalla peste. Il focus è (anche) su Agnes, figura di forte presenza emotiva interpretata da Jessie Buckley, che guida lo spettatore attraverso l’intimità di un lutto totale e la sua trasformazione in forza creativa. Zhao utilizza la luttuosa vicenda familiare come lente per esplorare la genesi umana e poetica di Amleto, suggerendo — senza mai ridurla a mera didascalia storica — una connessione tra il trauma personale e l’opera più celebre del Bardo. La regista evita l’agiografia storica e mette in scena una perdita che non ha spiegazioni semplici, ma solo un modo di essere sentita e poi raccontata.
Lunghe inquadrature della natura inglese, il sussurro del vento tra gli alberi, campi bagnati di pioggia e la luce fragile del crepuscolo diventano parte attiva della narrazione. Al centro di questa impresa cinematografica c’è la performance di Buckley, che incarna Agnes con una delicatezza furiosa: l’attrice costruisce una figura al tempo stesso radicata nella tradizione shakespeariana e proiettata in una modernità emotiva che supera i limiti storici del contesto narrativo. Accanto a lei, Paul Mescal dà corpo a un Shakespeare più uomo che mito: un uomo scosso dalla perdita, dalla paura e dallo slancio creativo che nasce dall’abisso. Il racconto non scivola nella retorica del dolore; lo osserva con lucidità e rispetto, restituendo un’esperienza che non si limita alla partecipazione emotiva ma induce a riflettere sull’origine stessa della narrazione artistica. Confrontarsi con la perdita più terribile, riconoscere la presenza in ogni gesto creativo significativo. Attraverso il dolore dei Shakespeare, Zhao in un certo modo riscrive le regole del cinema storico: consegnando
un’opera che colpisce e resta nella memoria.
Regia: Chloé Zhao
Cast: Paul Mescal, Jessie Buckley, Emily Watson, Joe Alwyn, David Wilmot, Freya Hannan-Mills, Jacobi Jupe, Sam Woolf, Justine Mitchell, Jack Shalloo, Elliot Baxter
Genere: Drammatico
Distribuzione: Universal Pictures
